Sembra facile.

Pensieri e Parole, Riflessioni ed Opinioni in Libertà
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RobinHood
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Sembra facile.

Messaggioda RobinHood » martedì 3 aprile 2012, 18:33

Non è facile nei giorni nostri essere, in una società dove l’apparire è espressione e dimostrazione costante del vivere. In questo poi gioca ruolo fondamentale la città, l’habitat, il contesto nel quale si vive. Napoli, caotica, disordinata, gravata da mille problemi, eppure, città d’arte, di letteratura, dal grande cuore. Essere a Napoli è forse più difficile che altrove, sottolineo Essere, non vivere, per restare se stessi bisogna combattere ogni giorno con la mentalità “ dell’arrangiarsi “ del tirare avanti, subire i vuoti istituzionali, il sentirsi abbandonati è più palpabile che altrove. Credo che Napoli sia una delle poche città dove sono assenti o quasi luoghi di scambio intellettuali, di socializzazione. Poche le biblioteche pubbliche, miraggi aule didattiche e centri di formazione. Allora quei vuoti vengono riempiti dai Pub, oramai templi moderni del culto giovanile, sale giochi, più o meno legali, piazze che diventano ritrovi giovanili, dove mettere in scena quanto di sbagliato, i media passano come messaggio, inutile poi trasmettere i valori veri ai ragazzi, lo studio, l’onestà, quando basta un paio di settimane al Grande Fratello per andare in giro a fare serate con ingaggi da migliaia di euro. I nostri ragazzi, a volte, noi stessi, pagano colpe non loro, le pagano e le paghiamo, con l’insicurezza verso la vita, verso le istituzioni, verso la politica.
Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima.

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LaGiada
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Re: Sembra facile.

Messaggioda LaGiada » giovedì 5 aprile 2012, 16:00

Bello il tuo scritto, Robin Hood, sull’essenza dell’essere, sul palcoscenico dal quale assaporare la vita!
Bello perché quando ho letto Napoli ho avuto un sobbalzo. Buffo, se consideri che è una delle pochissime città italiane che non conosco.
Ma Napoli, che per voi napoletani, ‘’ E' ’’ in senso assoluto, per me diventa l’emblema di qualsiasi altra città d’Italia.
Quando leggo dei vuoti istituzionali, della mancanza di luoghi di socializzazione, capisco esattamente cosa intendi …
Nel mio paesello esistono associazioni culturali, imprenditoriali, di diversamente abili, di appassionati di stelle, eppure, RobinHood, anche qui i ragazzi crescono in piazza, nei pub, cercando di soddisfare i così detti ‘’bisogni indotti’’. Parlo di tutto quanto serve loro per farli sentire più belli, più ricchi; parlo di tutto quanto serve loro per sentirsi parte della società che li ospita. E i bisogni materiali, lo sai, si soddisfano con beni materiali…
E... così: io sono… perché posseggo!
Se vogliamo essere puntigliosi, probabilmente non è tutto male: il progresso scientifico e tecnologico, indubbiamente, ricevono una spinta propulsiva dal moltiplicarsi dei bisogni e dall’eccitazione del loro appagamento.
Ma quando parli dei vuoti valoriali, RobinHood, allora sento che le mie ginocchia accennano a flettersi, perché penso ai nostri figli, penso che non abbiamo più molto tempo per convincerli che non è condivisibile accettare che le idee, la politica, la religione, l’arte, siano consumate, inghiottite, divorate dalla frenesia del nuovo.
E’ questo che credo: i giovani sono invasi e pervasi dall’idea che tutto quanto li circonda, perché abbia valore, debba essere ‘’immediatamente spendibile’’ (a che serve studiare se un mese di passaggi televisivi ti consente di guadagnare tanto quanto un notaio?)
I nostri ragazzi non sanno che ‘consumare’ la cultura, i sentimenti, la spiritualità, non soddisfa nessuna vera necessità, ma trasforma gli uomini da soggetti a oggetti del mondo e il rapporto con esso ne esce impoverito, disumanizzato. A Napoli come a Milano. LaGiada

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Je_Suis_Clochard
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Le donne sconfitte della Val Susa.

Messaggioda Je_Suis_Clochard » venerdì 6 aprile 2012, 16:23

No TAV: la metamorfosi femminile della protesa.


C'è un mondo che sembra scomparire in Val di Susa, sommerso dalle proteste e dalla rabbia. Ed è come se un vento di follia ci travolgesse. Addio No Tav. In questo nuovo clima, di urla e di furore, le donne che ci sono forse non sono più le stesse o forse le abbiamo perse noi nelle nebbie di questi clangori, e facciamo fatica a ritrovare la signora Marisa Meyer, 74 anni vissuti solo su queste montagne, che nell'ultima domenica di ottobre guidava la fiumana di gente con la cesoia in mano per tagliare la rete di recinzione che delimitava la zona rossa del cantiere. Non riusciamo più a ritrovare Olga, capelli grigi e felpa scura, che sul ponte sotto la baita del presidio Clarea, arringava la folla con la voce strascicata dal dialetto, come una madre che si arrabbia appena un po'. O Monica Montalbone, 37 anni, psicoterapeuta di Almese, che radunava tutti i bambini delle famiglie che sfilavano contro la Tav, aiutata da altre dieci donne, per fare un asilo nella piazza di Giaglione, con i giochi, i disegni e i sogni di quelli che cresceranno quando noi torneremo indietro nel cammino della vita. Dietro a Marisa Meyer, c'erano altre donne quella domenica, Luana, Ermelinda, Giulia, Martina, e ridevano e scherzavano andando dietro a striscioni che dicevano "Non siamo black ma block" e "Le donne della Val di Susa sanno cucinare e tagliare". Forse ci sono ancora, ma è cambiato tutto, come se certe facce e certe parlate uscissero adesso da altri luoghi e da altre epoche, come una tempesta di polvere in lande sperdute, come una vecchia carretta avviata a scomparire nel tramonto.
Chi ha cambiato chi e che cosa è successo? Oggi viene in mente Rubina Affronte, bellissima, un volto da attrice e sguardo penetrante, che lasciò un fumogeno contro Bonanni e poi rivendicò quel gesto. Come se anche la bellezza diventasse una faccia della violenza. C'è una parte del movimento No Tav sommersa dalla sua ala più estrema, che non ha ancora capito che cosa ha lasciato indietro e che cosa stia perdendo. Quando nel settembre del 2011 furono arrestate due donne, Elena Garberi, 39 anni, operaia dell'Azimut di Avigliana e volontaria al 118 di Giaveno, e Marianna Valenti, di 20 anni, studentessa di Torino, la prima cosa che fecero fu di appellarsi alla non violenza. "Sono una pacifista io, non è giusto bollare come una violenta una come me", disse Elena Garberi al politico che era andato in cella a trovarle. "Sono una madre di tre bambini e ho un alvoro regolare". Si lamentò persino che quel giorno potessero accusarla di assenteismo sul lavoro. Domandarono timidamente se fosse possibile metterle in cella insieme. Rimasero dentro per 13 giorni e quando uscirono, acclamate da una piccola folla che le aspettava fuori dal carcere, scoppiarono a piangere. "Però", disse una di loro, "in prigione non abbiamo mai versato una lacrima". C'era qualcosa di ingenuo e di tenero, che adesso non c'è più, travolto dalla paura della sconfitta o dalla rabbia dell'isolamento. In testa ai cortei, ora ci sono donne che parlano romano o napoletano, ragazze dei centri sociali in trasferta nella Val di Susa devastata dagli scontri. Anche questo è un segnale di quello che sta succedendo.
Altre facce, altre donne. Olga aveva un berretto di lana in testa con la scritta "Indignados". Gote rubizze , occhiali da vista. Quelle come Paola Falchero, insegnante alla scuola d'infanzia Sant'Ambrogio, che raccontava come portassero da casa i giochi dei loro figli, perchè non avevano i soldi per comprarli, e come tutti portassero qualcosa, anche dei vassoi, anche le tazze da the, o un piattino che può servire, "Perché la scuola è di tutti", quelle come lei che chiedevano nella protesta semplicemente più soldi per gli ospedali, forse non ci sono più. O hanno solo perso. Che è la cosa più grave, perchè abbiamo perso tutti assieme a loro.
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Re: Sembra facile.

Messaggioda angioletta » martedì 10 aprile 2012, 15:14

Come hai ragione Giada e che fatica.
Non viviamo in un isola deserta quindi non possiamo obbligare a diventare i nostri figli diversi pur limitando questo consumismo dell'avere. Sono convinta cmq che cio' che respirano in casa se lo porteranno dentro. Cerchiamo di non lasciare niente di non detto, cerchiamo di soffermarci a spiegare ogni cosa e le sue ragioni. Faticosissimo, oltre a trovare delle ragioni per noi dobbiamo trovarle anche per loro. Io credo fermamente nella comunicazione in famiglia. Ho sempre insegnato ai miei figli, fin da piccoli, che avrebbero potuto parlare di tutto a casa che per qualsiasi problema c'è una soluzione da trovare insieme.
Dirai.. "beh non è che raccontano tutto" , certo non è semplice dipende anche dal carattere di una persona. Di certo capiranno se a casa potranno raccontare...lo capiranno per come racconti tu. E chissà mai che si riuscirà a far passare che quello importante nella vita di un uomo e di una donna non è tanto l'avere ma l'Essere...
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Re: Sembra facile.

Messaggioda Je_Suis_Clochard » martedì 10 aprile 2012, 15:39

Credo che manchi una coscienza sociale. Il capire che non è più possibile ragionare come individui ma, come collettività, è il momento di una visuale più ampia al nostro vivere giornaliero, accantonare il superfluo e l’effimero, per dare concretezza immediata alle piccole necessità giornaliere, molte volte per progettare un lontano futuro migliore, si rischia di perdere il domani immediato.
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Re: Sembra facile.

Messaggioda Angje » martedì 10 aprile 2012, 21:49

La coscienza sociale siamo noi, il sociale siamo noi, siamo noi che diamo l'esempio e che esempio diamo a questi figli? L'esempio dell'effimero, del superfluo, dell'apparire...o ti inglobi in questo o sei fuori dal contesto sociale...e allora VOGLIO essere fuori dal contesto sociale se è questo che lo stare in società chiede, e ai miei ragazzi ho dato l'esempio dell'essere, del distinguersi dalla massa che vende la propria dignità e i propri valori per ostentare benessere, per contornarsi di tante cose materiali superflue e che porta ad inaridirsi l'animo sempre di più...Tutti ne parlano ma nessuno fa veramente nulla per cominciare a vivere di solo quello che serve per vivere e a godere della bellezza delle semplici cose e dell'armonia di uno stare insieme per godere davvero l'uno dell'altro, godere di quello che di immateriale può donarti il prossimo e che appaga più qualunque oggetto lussuoso o pregiato che esista a questo mondo
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Re: Sembra facile.

Messaggioda angioletta » giovedì 12 aprile 2012, 16:41

Angje anche io vorrei essere determinata come te......ma devo dire che avendo dei ragazzi in piena adolescenza cerco di non essere troppo rigida. O meglio........i principi sono fermi....ma non voglio che il fatto di sentirsi diversi gli credi dei problemi.
Intendiamoci li vedo già diversi dalla massa ma qualcosa concedo con tutte le spiegazioni del caso ;)
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Re: Sembra facile.

Messaggioda Angje » venerdì 13 aprile 2012, 13:01

Angioletta cara, del periodo delicatissimo del'adolescenza, da mamma che lo ha passato, conosco molto bene le angosce, le ansie, le grandi paure che inquietano la nostra vita, (pensa mio figlio voleva salvare il mondo dal capitalismo e dalla globalizzazione...ribelle tutto mamma sua ehehhehe) e capisco anche la tua paura che il sentirsi diversi crei in loro dei problemi, perchè il mondo va così e non omologarsi alla massa può far sentire emarginati, e questo fatto può farli stare male e di riflesso noi mamme soffriamo con loro...Mia cara, non sono così determinata, ma attanagliata da tanti contrasti interiori, tra un mondo che vorrei e che vorremmo un pò tutti e un mondo che è, e al quale ci si deve adattare, si cerca di trovare il giusto equilibrio anche se molto difficile. Sono d'accordo con te nel non essere troppo rigida, la rigidità è lo scoglio contro il quale tutti gli adolescenti sono stimolati a scontrarsi, mentre, al contrario si spera che assimileranno e svilupperanno nel tempo l'esempio di valori sani e giusti che noi potremmo trasmettere loro...noi genitori ci proviamo ^_^
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Re: Sembra facile.

Messaggioda angioletta » martedì 17 aprile 2012, 15:58

Angjie sono pienamente d'accordo su tutto cio' che hai detto.
Faremo cio' che potremo e se possiamo con un po' di buon senso. Guardandomi intorno mi rendo conto che è sempre piu' difficile essere persone di buon senso.
C'è una fragilità che dilaga... :)
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Re: Sembra facile.

Messaggioda Je_Suis_Clochard » martedì 17 aprile 2012, 20:05

Luogo comune dire che i ragazzi d'oggi non hanno ambizioni, godono di troppi privilegi, sono "mammoni", c'è da capirli, a loro mancano delle certezze, risposte, la loro fragilità è la sommatoria dei "nostri" errori del passato.
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