Mio nonno

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Melantone
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Mio nonno

Messaggioda Melantone » giovedì 5 dicembre 2013, 7:54

Mio nonno partecipò da ufficiale di cavalleria alla Grande Guerra, dalla quale tornò con un gruzzolo di medaglie in petto ed un altro di schegge austriache in corpo. Ripresa la vita civile, quando sorse il Fascismo l'abbracciò d'istinto. Divenne così Federale. Sia per l'età che per le ferite riportate nel Primo conflitto, fu mero spettatore della catastrofe politica e bellica che poi travolse il Regime e il Paese.
Persona tutta d'un pezzo, ferrea nel carattere come negl'ideali, non li rinnegò neppure dopo l' “8 settembre”, continuando a vestire l'orbace tra i mugugni dei concittadini. Tant'è che all'arrivo degl'Alleati, si verificò questo curioso episodio.
Nella sua località, priva d'interesse militare, entrarono pacificamente le truppe scozzesi con la loro tipica foggia: il “kilt”. Per l'epoca ed il posto, quei militari in “gonnella” furono un trauma. Gli uomini sbalordirono; le donne sbirciarono incredule; il parroco celebrò messa, tuonando dal pulpito contro l' “indecente vestiario”.
Informato sugl' “occupanti”, mio nonno, forte del suo austero codice d'onore, ritenne doveroso consegnare la pistola d'ufficiale in segno di resa al comandante scozzese, un colonnello. Gli mandò pertanto un emissario – un ex emigrante, che biascicava l'inglese - affinché la triste cerimonia avesse luogo nel suo studio casalingo. Appreso che qualcuno voleva arrendersi, pur senza capirne il motivo, il colonnello si precipitò a vedere di cosa si trattasse portandosi dietro un capitano. Quando i convenuti entrarono nel suo studio col variopinto kilt al posto dei pantaloni, mio nonno – faccia lugubre, divisa da Federale, medaglie al petto e pistola in fondina – rischiò il collasso per l'indignazione. Ripresosi, fece tradurre all'emissario che si sarebbe arreso solo a soldati “vestiti da uomini”. E senza dire altro, uscì dalla stanza.
Intuito d'avere innanzi un personaggio d'altri tempi, l' “occupante” tornò di lì a poco in divisa regolamentare, accolto col saluto militare da mio nonno, che gli consegnò l'arma dichiarandosi suo prigioniero. La “prigionia”, che nessuno aveva preteso, durò due settimane e fu scontata in casa, tra le tagliatelle di mia nonna ed il conforto dei parenti, i quali tramandarono gl'eventi fino a me.
Dopo aver lavato una dozzina di paia di piedi, la crocifissione dev’essere stata uno scherzetto.
Alan Bennet

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