Auguri e riflessioni sul tema

Pensieri e Parole, Riflessioni ed Opinioni in Libertà
Aileena
Margherita
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Auguri e riflessioni sul tema

Messaggioda Aileena » lunedì 17 dicembre 2012, 16:22

Quest'anno bisogna anticipare, non si sa mai, visto il calendario Maya...;O)



Auguri a chi legge questo messaggio.

Parenti, amici e conoscenti o sconosciuti.

Auguri a te.

Auguri, di Natale, di Buon Anno, o semplicemente auguri, se detestate le feste comandate.

Non penso che un augurio per qualcosa di buono possa far male a nessuno.

Al massimo non cambia nulla.

Anzi, no, fa bene di certo almeno a me, che faccio gli auguri di cuore, sperando veramente che possano servire. O forse perché penso che anche solo delle parole, se non possono cambiare la realtà, possano, almeno per un momento, scaldare il cuore.

A me succede.

Auguri, perché riusciate a passare serenamente questi giorni, ma anche gli altri a venire.

So bene che le difficoltà economiche sono tante. Per chi vive nelle mie zone colpite dal terremoto ma anche per gli altri.

Ma questo non dovrebbe interferire più di tanto con quello che dovrebbero essere realmente questi momenti. Non sono un lavoro. Non sono un obbligo. Non sono un dovere.

Sono semplicemente il piacere di passare quel po’ di tempo in più, rubato ai giorni di lavoro e di scuola, assieme alle persone che più ci sono care. Non importa la religione. Le feste sono comandate solo per chi vuole farsele comandare. Preferite passarle da soli? Passateli da soli, questi giorni, se questo vi fa stare meglio.

E i pranzi e le cene che siano fatti solo se ne avete voglia. Per stare insieme basta un piatto di pasta, tutto quello che si fa in più, è perché si vuole, non credo ci sia nessuno che obbliga nessuno a cucinare chissà quali leccornie. Senza contare che si può decidere che ogni partecipante fa qualcosa, o si possono ordinare lòe portate anche alla coop, in rosticceria, nei ristoranti. O che si può andare direttamente al ristorante, l'importante è stare assieme... E non credo ci sia nessuno che impone di invitare questo e quello se non vi piacciono proprio. E nessuno vi obbliga a partecipare a pranzi e cene cui non vorreste partecipare. Sempre che non siate voi a sentirvi in colpa se non lo fate... ma quello è colpa vostra, non delle feste o degli altri. Oppure si può ricavare il piacere dall'aver fatto felice qualcuno cui noi teniamo. Insomma, alla fine un ritorno c'è sempre.



E se alle feste sentite ancor di più la mancanza di qualcuno che non c'è più... beh, è una ruota che gira. A sua volta anche chi non c'è più ora, per Natale ha avuto qualcuno che gli mancava, nessuno escluso. E se fino a prima che questa persona non ci fosse più, voi siete stati bene, è perché quella persona è riuscita ad andare avanti e a farvi star bene nonostante che a lei mancasse qualcuno... se le tradizioni si fossero fermate perché qualcuno moriva, non esisterebbero più da millenni.

Esistono perché chi ora non c'è più, ha deciso che, anche se a lui mancava qualcuno che non c'era più, era giusto, era bello continuarlo, che il piacere di vivere queste tradizioni negli sguardi di chi restava, era più grande della malinconia per chi non c'era più e che a queste tradizioni aveva sempre partecipato, più o meno attivamente, con piacere.



I regali... beh, certo, quest'anno i regali saranno più contenuti nella maggior parte delle famiglie, ma il consumismo l'abbiamo inventato noi, non le feste. Non si tratta di essere più buoni perché è Natale, almeno per me, si tratta solo di un motivo in più di regalar piacere a chi amo. Anche con qualcosa di molto piccolo. E sono certa che nessuno mi vieta di farlo anche negli altri giorni, mica lo sento come un obbligo...



Lo scambio di doni esiste in pratica dalla nascita dell'uomo, ancor prime che esistesse la religione. Serviva a rafforzare i legami della società in cui si viveva. E più i legami sono forti, più c'è cooperazione, più c'è cooperazione, più la società sta bene. Usiamo i nostri beni per far star meglio la società e se la società sta meglio, stiamo meglio anche noi. Ora come ora ogni nucleo famigliare pensa soprattutto a se stesso e, troppo spesso, anche ogni membro di quel nucleo pensa per se: questo è mio questo è tuo, la parola “nostro” non esiste quasi più. La cooperazione se non è morta, è in fin di vita. Qui in Emilia molti l'avevano riscoperta subito dopo il terremoto, quando quasi tutti si son ritrovati, all'improvviso, senza i muri che li dividevano dagli altri, senza i propri beni, senza i propri oggetti di uso quotidiano. Per forza di cose si sono dovute unire le forze per mettersi un po’ al riparo, soprattutto nei primissimi momenti, mettere in comune i pochi beni disponibili per riuscire a sopravvivere meglio.. tu hai lo zucchero, tu hai il caffè, io ho l'acqua, tu hai la pasta, tu hai la macchina, io ho la giacca, tu hai la tenda grande io ho i piatti... e quanti sono rimasti piacevolmente sorpresi da chi viveva sullo stesso pianerottolo, che fino ad allora aveva giusto salutato quando lo incontrava per le scale o in ascensore.. Ma piano piano si torna alla normalità. E la normalità è l'individualismo.



Dal canto mio, continuerò di mia spontanea volontà, ricavandone piacere, le tradizioni che altri hanno iniziato, farò in modo che le mie figlie le comprendano e da qui ne ricavino a loro volta piacere, senza per questo imporre nessun pranzo estenuante o "dovere di fare regali". Magari inviterò i loro amici e preparerò per loro un piatto di spaghetti alla carbonara, e ogni tanto mi verrà da ridere, mentre mi rilasso in compagnia dei miei amici e parenti, anzi, ci verrà da ridere, nell'ascoltare le risate continue tipiche della loro età. Magari nel nostro tavolo, in quel momento, si starà parlando di cose serie.. Non è possibile, non ho spazio per farlo lo stesso giorno? Ne sceglierò un altro... insomma, creerò nuove tradizioni. Che loro potranno, a loro volta, portare avanti o no. A quell'età gli amici possono cambiare, chi c'è quest'anno quest'altr’anno non ci sarà più, preso da altre compagnie. E al suo posto ci sarà qualcun'altro.





Non ha senso sentire rabbie e nostalgie per il Natale o per tutte le feste comandate. Nessuna di loro è o dà obblighi, se non quelli che ci s’impone da soli. Al massimo ci si può arrabbiare con se stessi, ma non è colpa degli altri se invece si divertono. Chi vuole essere buono lo può essere tutto l'anno, i regali li può fare in ogni momento. Se gli va. Altrimenti non li faccia. E se li fa perché vuole sentirsi accettato, sono problemi suoi, non degli altri che li fanno o di chi li riceve.



A Natale o per le feste comandate, l'unica cosa diversa dagli altri periodi dell'anno, è che si è a casa dal lavoro e da scuola, il più delle volte.

Il piacere di un pranzo insieme ai nostri più cari parenti o amici, è uguale in ogni momento dell'anno, ed io non faccio differenza tra preparare il pranzo di Natale o un pranzo con parenti o amici.

Diciamo che in questi giorni, proprio perché molti hanno meno impegni di lavoro, è più facile ritrovarsi.



E poi anche le tradizioni non sono da buttare, ma da condividere e tramandare, come hanno fatto tutte le persone cui abbiamo voluto bene, che le hanno insegnate e le hanno volute vivere con noi, nonostante quello che era loro successo...



Buone cose a tutti e che ognuno viva questo periodo come meglio crede, come meglio lo fa sentire. Ma senza rabbia verso chi non si sente e non lo vive come lui.



La tua libertà finisce dove inizia la mia.

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